Food traveller, il turista enogastronomico

  • Da turista a food traveller: la cultura passa anche per il cibo.

    Quella del turismo enogastronomica è una delle tendenze più in voga degli ultimi anni. Sì, perché se è vero che partire significa scoprire la cultura di un luogo, è altrettanto vero che i sapori e le tradizioni di un territorio passano anche (soprattutto) attraverso la pancia. Proprio per questo motivo, il turismo enogastronomico può essere considerato, a tutti gli effetti, una forma di turismo culturale. Un modo attraverso il quale entrare in contatto con un Paese. In Italia, ad esempio, il cibo è indicato molto spesso come il fattore più qualificante nella scelta di una vacanza nel Bel Paese. Tanto che, secondo un’analisi condotta da Coldiretti (la principale Organizzazione degli imprenditori agricoli a livello nazionale ed europeo) due stranieri su tre menzionano il cibo tra le principali motivazioni del proprio viaggio nella Penisola italiana. Insomma, quella del food traveller è una tendenza in forte crescita e, secondo le statistiche, andrà sempre più rafforzandosi.
    Secondo i dati rilevati dalla World Food Travel Association, organizzazione no-profit non governativa che ha come missione quella di creare opportunità di sviluppo economico per le industrie di food, beverage, travel e hospitality, le attività turistiche legate a food and beverage condizionano la scelta di una destinazione e sono fonte di soddisfazione e delusione nel giudizio finale di una data meta. Come sottolineato da Roberta Garibaldi, Italian Ambassador per la WTFA e direttore scientifico di Lombardia Orientale Regione Europea della Gastronomia 2017, il 49% dei turisti internazionali dichiarano di essere mossi da una motivazione enogastronomica. “Non più, e non solo, un turismo di luoghi, ma soprattutto un turismo di esperienze, e quella culinaria sopravanza di fatto la motivazione culturale” ha commentato la Garibaldi durante un’intervista a D la Repubblica.
    La WTFA, analizzando le caratteristiche dei turisti enogastronomici di vari paesi (Germania, Cina, Irlanda, UK, India, Spagna, Messico, USA, Francia, Australia e Italia) ha creato 13 Profili PsicoCulinari del Turista Enogastronomico Internazionale. L’autentico (46%) cerca cibi e bevande preparati secondo le ricette e le tradizioni del posto; l’eclettico (44%) cerca una grande varietà di esperienza , beve caffè italiano al mattino e cena in un ristorante tailandese la sera; il locale (35%) cerca ristoranti e bar rigorosamente del posto; il social (30%) cerca esperienze social legate al food, come trascorrere del tempo seduti a tavola con la propria famiglia o i propri amici; l’innovativo (23%) cerca sapori innovativi e adora sperimentare; il budget (22%) cerca opzioni low-budget; l’avventuroso (19%), cerca cibi e bevande unici, adora provare piatti inconsueti e lontani dalle proprie abitudini alimentari; il gourmet (18%) cerca, ovviamente, cibo gourmet; il biologico (17%) cerca ristoranti biologici perché, per lui, l’origine degli ingredienti delle ricette hanno la stessa importanza del menù; l’esteta (15%), cerca un’esperienza dove l’ambiente ha la precedenza sul cibo; l’abitudinario (14%), cerca ciò che già conosce; il trendy (11%), cerca esperienze “cool” legate al cibo, trendy e alla moda; il vegetariano (8%), cerca ristoranti e cibo vegetariani e/o vegani.